Dopo quasi dieci anni, Instagram cambia uno degli elementi più riconoscibili della propria identità visiva. Il social network di Meta ha presentato un nuovo wordmark, ovvero il lettering con cui viene scritto il nome “Instagram”, abbandonando la versione utilizzata dal grande rebranding del 2016.
Non cambia, almeno per il momento, l’iconica app icon con la fotocamera e il gradiente cromatico: l’intervento riguarda la scritta Instagram e si inserisce in un aggiornamento più ampio del sistema visivo del brand. Un cambiamento apparentemente semplice, ma particolarmente interessante per chi si occupa di grafica, branding e identità visiva, perché dimostra quanto anche un marchio conosciuto a livello globale abbia bisogno di evolvere nel tempo.
Instagram cambia wordmark dopo quasi 10 anni
Era il 2016 quando Instagram rivoluzionò la propria immagine, sostituendo la storica fotocamera dall’aspetto realistico con l’icona minimal caratterizzata dal gradiente che conosciamo ancora oggi. In quell’occasione venne aggiornata anche la scritta Instagram, adottando il wordmark corsivo che ha accompagnato il social network per il decennio successivo.
Nell’agosto 2026 Instagram ha deciso di intervenire nuovamente proprio su quest’ultimo elemento. Adam Mosseri, responsabile del social META, ha presentato il nuovo lettering come parte dell’evoluzione del brand, spiegando la volontà di renderlo più moderno e pulito mantenendo comunque un legame con l’identità precedente.
È un dettaglio importante: Instagram non ha semplicemente scelto un nuovo font. Un wordmark è un elemento identitario progettato per rendere riconoscibile il nome di un brand attraverso la forma stessa delle lettere. Cambiarlo significa quindi intervenire direttamente sulla percezione visiva del marchio.
Com’è cambiata la scritta Instagram: dal vecchio al nuovo lettering
La differenza tra le due versioni è immediatamente percepibile. Il precedente wordmark presentava un’impostazione fortemente calligrafica: lettere morbide, collegate tra loro e caratterizzate da un andamento continuo che ricordava una firma realizzata a mano.
Il nuovo lettering modifica profondamente questo equilibrio. La scritta appare più netta e contemporanea e combina caratteristiche della scrittura corsiva con forme maggiormente vicine alla tipografia stampata. Alcune lettere mantengono movimenti calligrafici evidenti, mentre altre risultano più costruite e geometriche.
È proprio questa contaminazione tra linguaggio calligrafico e forme più strutturate a rappresentare uno degli elementi più caratterizzanti del nuovo wordmark. Instagram continua quindi a utilizzare la scrittura come espressione di creatività e individualità, ma lo fa attraverso un segno visivo diverso rispetto al passato.
L’aggiornamento, inoltre, non vive isolatamente. Instagram sta evolvendo il proprio sistema tipografico con l’aggiornamento di Instagram Sans e l’introduzione di nuove famiglie come Instagram Pen, dall’impronta più manoscritta, e Instagram Mono. Il gradiente caratteristico del brand continua invece a essere presente, ma può essere utilizzato in maniera più flessibile e discreta all’interno del nuovo sistema visivo.
Il nuovo wordmark Instagram divide il web: perché si parla di “Instagzam”
Come spesso accade quando viene modificato un marchio estremamente conosciuto, la reazione del pubblico è stata immediata e tutt’altro che unanime. Il nuovo wordmark ha generato numerose discussioni online, soprattutto nelle community dedicate alla grafica e al logo design.
Una delle critiche più ricorrenti riguarda la leggibilità della lettera “r”. La particolare costruzione del carattere viene interpretata da alcuni utenti come una “z”, tanto che nelle ore successive alla presentazione si è diffusa ironicamente una nuova lettura del nome: “Instagzam”.
Altri osservatori hanno criticato il rapporto tra alcune lettere e la combinazione di elementi corsivi e forme più vicine alla stampa, sostenendo che il passaggio dal vecchio wordmark al nuovo abbia perso parte della continuità visiva che avrebbe potuto collegare maggiormente le due identità.
Nelle discussioni tra designer sono emerse anche osservazioni sul kerning, cioè sulla gestione dello spazio visivo tra le singole lettere. Alcuni utenti hanno proposto piccole modifiche al disegno e alla spaziatura che, secondo loro, potrebbero migliorare la leggibilità complessiva.
È importante, però, distinguere l’analisi dalla sentenza: non esiste al momento un problema di kerning o leggibilità ufficialmente riconosciuto da Instagram. Si tratta di valutazioni tipografiche e reazioni del pubblico. Ed è proprio questo confronto a rendere il caso interessante dal punto di vista del branding: un’identità visiva non viene semplicemente guardata, ma interpretata.
Un cambiamento troppo grande o la naturale evoluzione del brand?
La distanza percepita tra vecchio e nuovo wordmark apre una questione centrale per qualsiasi progetto di rebranding: quanto si può cambiare senza perdere riconoscibilità?
Non esiste una risposta universale. Un’identità troppo immobile può progressivamente apparire datata e non rappresentare più il brand che la utilizza. Al contrario, una trasformazione eccessivamente radicale può interrompere quel patrimonio di riconoscibilità costruito nel corso degli anni.
Instagram può permettersi un margine di sperimentazione particolarmente elevato perché possiede una notorietà globale e dispone di altri elementi identitari estremamente riconoscibili, a partire dall’icona dell’app. Per un’azienda più piccola, invece, modificare contemporaneamente troppi elementi senza una strategia precisa può significare disperdere parte del valore costruito nel tempo.
Cos’è un rebranding e perché un’identità visiva deve evolvere
Il rebranding è un processo strategico attraverso il quale un’azienda modifica uno o più elementi della propria identità per riallinearli al posizionamento, al mercato, al pubblico o all’evoluzione dell’impresa. Può riguardare il logo e il wordmark, ma anche colori, tipografia, linguaggio fotografico, tone of voice, packaging, sito web e l’intero sistema di comunicazione.
Questo significa che rebranding e semplice restyling grafico non sono necessariamente la stessa cosa. A volte è sufficiente un intervento conservativo sul logo: correggere proporzioni, semplificare alcuni elementi, aggiornare il lettering o rendere il marchio più efficace sui supporti digitali. In altri casi è necessario ripensare in maniera più profonda l’identità e il modo in cui l’azienda si presenta.
Non esiste neppure una regola secondo cui un logo debba essere cambiato obbligatoriamente dopo un determinato numero di anni. Un marchio efficace può durare decenni. La vera domanda è un’altra: rappresenta ancora correttamente l’azienda? È leggibile? Funziona sul digitale? È riconoscibile anche nelle piccole dimensioni? È coerente con il pubblico e con il posizionamento attuale?
Quando è il momento di rinnovare logo e immagine coordinata
Un’identità visiva può aver bisogno di un aggiornamento quando appare evidentemente legata a un’estetica superata, quando non funziona correttamente sui nuovi canali digitali oppure quando l’azienda è cambiata molto più velocemente della propria immagine.
Può accadere, ad esempio, che un’impresa nata anni prima abbia ampliato servizi e mercato, modificato il proprio target o raggiunto un posizionamento più alto, continuando però a utilizzare un logo e una comunicazione progettati per una realtà completamente diversa. In questi casi il problema non è semplicemente estetico: l’immagine rischia di comunicare un’azienda che non esiste più.
Il caso Instagram dimostra anche un altro principio importante: rinnovare non significa necessariamente cancellare. Un buon progetto deve stabilire quali elementi costituiscono il patrimonio riconoscibile del brand e quali, invece, possono evolvere.
Rebranding e identità visiva: il metodo di Yellow Frog Factory
Noi di Yellow Frog Factory lavoriamo proprio sulla costruzione e sull’evoluzione dell’immagine dei brand. Ci occupiamo di logo design, restyling e rebranding, immagine coordinata, graphic design, packaging e comunicazione visiva, progettando sistemi capaci di funzionare in maniera coerente dal digitale alla stampa.
Prima di cambiare un logo, però, bisogna capire cosa vale la pena conservare e cosa realmente non funziona più. Un rebranding efficace non nasce dalla semplice volontà di apparire più moderni: deve partire dall’identità dell’azienda, dal suo mercato e dalla percezione che vuole costruire nel pubblico.
Pensi che la tua immagine non rappresenti più quello che sei diventato? Scrivici su WhatsApp. Possiamo analizzare insieme la tua identità visiva e capire se è davvero arrivato il momento di cambiarla.
Il nuovo Instagram ci ricorda che anche i brand più riconoscibili evolvono
Il nuovo wordmark di Instagram potrà piacere oppure no. Sarà soprattutto il tempo a dirci se la nuova scritta riuscirà ad acquisire la stessa familiarità della precedente. La storia del design insegna infatti che molti rebranding inizialmente contestati diventano, dopo anni di utilizzo, parte naturale dell’identità di un marchio.
Il punto più interessante non è quindi stabilire oggi se Instagram abbia creato un wordmark migliore o peggiore. È osservare come uno dei brand digitali più riconoscibili al mondo abbia deciso, dopo quasi dieci anni, di rimettere in discussione un elemento consolidato della propria identità.
Ed è una domanda che ogni azienda, prima o poi, dovrebbe farsi: la nostra immagine racconta ancora chi siamo oggi?
Se la risposta non è così immediata, potrebbe essere arrivato il momento di parlarne. Contatta Yellow Frog Factory su WhatsApp.